Mondo
4 Commenti Una mattina ad Haditha
Iraq occidentale.
Stamani mi volevo soffermare su un fatto denunciato dalla rivista Time nei giorni scorsi e ripreso dalla nostra stampa durante la settimana. L’articolo, inititolato One Morning in Haditha, pone un grave interrogativo su quello che parrebbe essere uno degli episodi più spaventosi della guerra in Iraq: il 19 Novembre scorso, ad Haditha, almeno 15 civili innocenti – fra cui 7 donne e 3 bambini – sono stati uccisi dai marines nelle loro abitazioni. E’ un caso di legittima difesa, un incidente o una vendetta?
La versione ufficiale dei fatti, che il Pentagono diffuse dopo la strage, parlava di un ordigno sulla strada che fece saltare un blindato americano, uccidendo un marine e 15 civili; in un secondo tempo un gruppo di insorti avrebbe attaccato e perso 8 uomini. Ma dopo un’inchiesta di dieci settimane Time fornisce un’altra versione: da 15 a 19 civili sarebbero stati freddati nelle loro abitazioni, mentre solo 4 sarebbero morti presso il blindato. Sebbene il Pentagono dia la colpa agli insorti per avere utilizzato i civili come scudi umani, la rivista – dopo aver analizzato un video girato da uno studente ed aver intervistato una bambina di 9 anni per miracolo sfuggita alla morte – sostiene che nelle case ci fossero soltanto famiglie e che nessuna nascondesse armi. Le vittime, inoltre, risultavano colpite da distanza ravvicinata alla testa e al petto. Questo ed altri particolari, hanno spinto i gruppi dei diritti umani a denunciare l’accaduto come un crimine di guerra.
Eman Waleed, la bambina di 9 anni salva per miracolo insieme al fratellino Abdul di 8, racconta così l’accaduto:
“Abbiamo sentito un boato e come sempre ci siamo nascosti. Papà si è recato nella sua stanza a pregare. Io, Abdul e l’altro mio fratello siamo rimasti nella sala con la mamma, il nonno, due zie e due zii. Abbiamo udito spari ma nessuno di noi è uscito. I marines sono entrati urlando in inglese, sono andati nella stanza di papà e l’hanno ucciso, poi sono tornati nella sala e hanno ucciso anche il nonno e la mamma. Io ero in un angolo con i miei fratelli, hanno colpito me alla gamba e Abdul alla spalla. Le zie e gli zii si sono messi davanti a noi e sono morti per proteggerci. Giacevamo a terra nel sangue, piangendo, quando sono arrivati i soldati iracheni. Perché lo avete fatto? – ho chiesto. Hanno risposto non siamo stati noi, ma gli americani.”
Lo stesso sarebbe successo nella seconda abitazione.
Time conclude dicendo: “Gli Stati Uniti hanno versato 2500 dollari di indennizzo ai familiari delle vittime e un piccolo risarcimento per i feriti. Ma non c’è niente che possa restituire tutto quello che fu tolto ad Eman Waleed (9 anni) in quel fatale giorno di Novembre.” Read more »
