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Questa parte della mia vita si intitola: “OM”. I lettori più attenti avranno scovato una doppia citazione: “La ricerca della felicità” per il fatto che trovi un appellativo per questo momento – è un film tristissimo, andatelo a vedere se e solo se non siete depressi – e le 365 meditazioni del Dalai Lama per il nome stesso (in che altro modo si poteva chiamare un libro del genere?).
In realtà la mia domanda, che nasce anche un po’ dagli ultimi accadimenti, è: “Ma chi sono io per coloro che mi stanno vicini?”. Credo che gli altri abbiano di me un’immagine diversa dalla mia, che mi conosco e so anche cosa c’è sotto la maschera che mi porto dietro (come facciamo un po’ tutti) e con la quale via via mi nascondo. Sì, perché dietro al biondo buffone che sembra che si lasci passare tutto indifferentemente, c’è qualcuno di diverso, molto più attento e sensibile. Come fare, allora? Ultimamente ho provato la via del dialogo: ci sono casi in cui conoscere e farsi conoscere da chi hai davanti è una cosa che merita davvero. Scopri così alcune amicizie importanti, che magari fino a quel momento erano rimaste ad attendere, ti accorgi di esserti innamorato e riesci anche a capire abbastanza cosa prova chi hai di fronte. Sì, perché per capire e conoscere gli altri, bisogna prima essere sicuri di aver chiaro chi siamo noi stessi. Lo scenario che ne viene fuori è che in molti mi conoscono, pochissimi mi conoscono davvero e, forse, qualcuno mi ama anche, ma per il momento preferisce rimanere nell’ombra. E dunque? Dunque, niente: questo. Se vi par poco!
Continuo a riflettere
In questi giorni, in cui sono stato costretto a casa dalla febbre, ho pensato. Ho pensato a tutto quello che mi è successo. All’inizio dicevo a me stesso: “Speriamo che non mi sia beccato un accidente, perché voglio non pensarci” e invece è stato bene così, è stato bene che ci abbia pensato e sarebbe stato inevitabile, perché non puoi non pensare a ciò che ti segna profondamente e non sarebbe giusto farlo. E ora che i bacilli hanno deciso di lasciarmi perdere, i miei due neuroni (sempre loro) sono finalmente diventati amici e hanno scoperto che possono portare a qualcosa di sensato se lavorano in squadra.
Ho capito quanto sia rischioso, ma nello stesso tempo fondamentale, essere coraggiosi e sinceri fino in fondo anche in quelle situazioni, soprattutto quando devi aprirti e confidare ciò che provi ad un’altra persona, in cui ti senti veramente frenato e hai paura, ma se l’interesse è davvero forte, allora vale la pena rischiare. Tempo fa non ci riuscivo, i timori prevalevano sempre. Ora mi sono reso conto di quanto sbagliassi. Garanzie non ce ne sono, mai, come non ce ne sono nella vita se non solo molto raramente, ma ci sono dei casi in cui i timori vanno messi da parte, ne vale la pena, davvero. La posta in gioco è alta, perché i sentimenti sono un turbine e dichiararli è come denudarsi di fronte ad un’altra persona, ma arriva il momento in cui bisogna farsi coraggio.
Credo che questo valga in generale, non solo in amore. A volte ti trovi di fronte a dei segnali di cambiamento e ad un bivio: rimanere quello che sei oppure tentare la nuova via. Naturalmente hai delle fittizie garanzie sulla continuità e la novità spaventa (lo fa anche a me), ma quanto conviene davvero fuggire la vita?
Temere l’amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti (Bertrand Russel)
E’ una frase molto forte, ma fa molto riflettere. Se rivelare i propri sentimenti ci pone in una condizione di totale vulnerabilità, mi sto convincendo sempre più che essa vada accettata, con tutte le relative conseguenze. Del resto, mi sto accorgendo che la massima vulnerabilità è anche la massima forza, nella vita.
Con questa citazione vi lascio pensare e vi auguro una Buona Domenica sperando di non avervi eccessivamente trifolato le palle. A presto!
Riflessioni
Un famoso proverbio dice che “il buongiorno si vede dal mattino” e spero tanto che in questo caso non ci indovini, altrimenti mi aspetterebbe un mese molto pesante. Sì perché se siamo partiti male, anche oggi non è che vada meglio.
Ieri, dopo una fila lunghissima in banca per il pagamento delle tasse universitarie e dopo aver trovato chiuso l’ufficio per fare l’abbonamento in piscina (roba da legge di Murphy) ho ricevuto una di quelle notizie che avrei sperato di non ricevere e che ti fanno pensare parecchio, anche se così su due piedi ti lasciano spiazzato e un po’ traballante. Sì: ti fanno pensare alle scelte che hai fatto, agli errori commessi e nel mio caso, probabilmente, è un monito a stare più attento in futuro.
Uno scrittore statunitense, Richard Bach, dice:
Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, con le stesse limitazioni.
E ancora:
Non si fanno mai sbagli. Gli eventi che ci tiriamo addosso, per sgradevoli che siano, sono necessari al fine di apprendere quello che dobbiamo imparare.
Probabilmente ha ragione … Siccome niente è per caso, forse tutto quello che ci succede serve a darci degli strumenti utili per andare avanti nella vita di tutti i giorni e, anche una forte delusione, probabilmente dopo si rivela un insegnamento fondamentale. Dopo però, solo quando le sofferenze si alleviano e riesci ad avere una visione un po’ più distaccata di quello che è successo.
In questo periodo sono cambiato, molto, e se devo azzardare un’opinione penso di essere migliore rispetto a qualche mese fa: più maturo, più intuitivo e più disposto a capire chi mi sta intorno e a volergli bene. Una volta ero più egoista, non mi piaceva perdermi più di tanto dietro alle persone: probabilmente io avevo meno cose a cui pensare, ma non era un comportamento del tutto maturo perché non vale la pena vivere da soli e, anche se adesso ho qualche delusione in più non mi pento assolutamente delle mie scelte e sono determinato nel continuare sulla strada che ho intrapreso. Forse dovrò essere più selettivo (è una brutta parola, lo so, ma rende bene l’idea), ma penso che il mio essere più aperto agli altri mi abbia insegnato molto e continui a farlo.
Ora non ho le idee chiare, non so ancora cosa mi rimarrà di questa esperienza, ma sono sicuro che ne uscirò migliore di quando ci sono entrato. Per il momento lasciatemi riflettere e non chiedetemi cosa mi sia successo: penso che possiate intuirlo da soli.
E come se non bastasse, mi sa che ho preso una frescata e ho anche un po’ di febbre. Ma anche quella passerà: tutto passa e niente per nulla. The Show Must Go On, diceva William Shakespeare.
Demoliscion ma non solo
Eccomi di nuovo qui, freschissimo (si fa per dire). Oggi è cominciata la demolizione vera e propria della casa, come potete vedere dalla foto (che cambierò di tanto in tanto per mostrarvi l’avanzamento dei lavori). Io ho deciso di cambiare strategia: ieri ho tenuto la finestra di camera aperta perché volevo evitare di morire dal caldo ma, visto che ho passato la serata a spalare terra, oggi ho deciso che il caldo via via va anche sopportato.
Volevo, però, accennare anche ad una novità. Questo articolo è stato inserito nella categoria Diario, creata appositamente per contenere degli scritti personali e che, generalmente, preferirei che non fossero di pubblico dominio, ma solo fruibili da un ristrettissimo gruppo di persone identificabili con gli utenti registrati al mio sito. Per i lettori quotidiani non cambierà niente, continuerò a scrivere come ho fatto fino ad oggi. Per chi, invece, avesse un account sul blog, il mio consiglio è quello di loggarsi.
A tal proposito, mi preme ringraziare Dromed che, con un suo post, mi ha dato l’idea che vi ho appena esposto.
A risentirci presto!





